Gli anni ’90!

Qualche sera fa son uscito per andare a ballare con un paio di mie amiche. Una serata molto carina. Gente a modo, posto splendido, musica bella, cocktail buoni.
Unico problema: chiunque cercava di copulare in tutti i modi. Compreso il barman. Erano tutti a caccia.
Tranne io, ovviamente.
Non sono fidanzato e né tanto meno impegnato, anzi mi piacerebbe anche avere le attenzioni di qualcuno o provarci con una persona…solo che non so minimamente come approcciarmi alle persone e flirtarci.
Ebbene sì, sono una di quelle pochissime persone al mondo che non sanno flirtare, esser sexy e robe così.

Son tornato a casa sconcertato. E da solo (Le mie amiche avevano “acchiappato” per intenderci).
Mi son chiesto tipo almeno un milione di volte il perché, poi l’ho capito.

La ragione per cui ho dei grossi problemi a relazioni con i ragazzi che mi interessano è solo una: sono nato negli anni ’90.

Son nato nel decennio in cui le ragazzine chiedevano “la qualunque” sul Cioè; in cui le appena 16enni erano tutte a “Non è la RAI” e pensavano di diventare le migliori al mondo (finendo poi a fare, come tutti noi, le cassiere all’Esselunga – esente dal discorso la santissima Ambra, che è stata la mia babysitter durante l’infanzia); in cui i cartoni animati erano pieni di personaggi sfortunati, orfani, senza amore; in cui le boyband erano più gaie di un carro del GayPride; in cui Britney Spears e le altre popstar muovevano i primi passi facendo le santarelline per poi trasformarsi completamente.
Nel decennio in cui i miei riferimenti erano: Dawson Leery di Dawson’s Creek e Donna Martin di Beverly Hills 90210.

E soprattutto loro due, più di tutti gli altri, mi hanno dato dei riferimenti completamente sbagliati.

Son cresciuto guardando ed “emulando” due ragazzi, dalle sopracciglia scure e capelli biondi (ed ecco qui perché per tutta l’infanzia ho avuto questo fetish mentale che mi ha portato prima a schiarirmi fino ad avere i capelli arancioni, a 10 anni, ed a decolorarmi poi), che si facevano pippe mentali su tutto (sesso, lavoro, amore…).

Il mio rapportarmi in modo disagiato e goffo con i ragazzi; il mio esser fin troppo romantico; l’aspettarmi qualcosa che forse non arriverà mai; il mio buonismo in campo amoroso; la mia timidezza da bambino; il mio atteggiamento mentale “inizia a prepararti alla legnata che verrà” anche quando per una volta potrebbe andare tutto bene; il farmi mille viaggi mentali su un probabile primo appuntamento con tanto di mano nella mano e poi il primo bacio e poi un primo viaggio insieme (e gnegnegne) tra me e quel ragazzo insieme…E’ TUTTA COLPA LORO.

Posso dire fermamente che loro due mi hanno rovinato la vita.

Ovviamente tutto ciò è ironico, se non riesco ad esser sexy e provarci con qualcuno è tutta colpa mia che ho un carattere strano e non cerco di cambiare; però è divertente come alcuni dei tuoi personaggi preferiti dell’infanzia, hanno poi molto, o comunque qualcosa, in comune con quello che diventerai da adulto.
Forse dovremmo far tesoro proprio di questo e cercare di studiarci al meglio per poter riuscire ad affrontare questi blocchi mentali ed abbattere ogni muro per poter riuscire a fare ogni cosa…o forse no.
Dovremmo semplicemente viverci la nostra vita e smetterla di poter credere di far tutto e soprattutto capire che non tutti possono essere sexy, non tutti possono avere una super forza di volontà, non tutti riescono ad esser dei latin lover e così via.

Probabilmente la mia fine sarà quella di guardarmi in solitudine, alla beata età di 80 anni tra un bicchiere di vodka nella mano destra e la mia autobiografia (pubblicata) nella sinistra, vecchie serie tv come Will&Grace e film di Fellini, Cronenberg e De Sica (Vittorio, of course), accerchiato da serpenti e pesci rossi (non gatti, perché sennò poi son troppo mainstream).

P.S. Questo è uno sclero scritto così, di getto, in 10 minuti. Non ha senso di esistere…oppure si. Non lo so.

Le piccole cose non sono poi così piccole per tutti.

“La mia vita è monotona, non succede mai nulla di che. Beati i vip che hanno una vita così piena di eventi!”

Ho detto e pensato, chissà quante volte nella mia vita, questa frase.
Non ero mai contento della mia vita.
O meglio, ogni volta che mi veniva chiesto della mia vita non trovavo mai niente di così eclatante da dire. Così anche i miei amici. E forse anche voi (1, 20, 60 o 1000) che state leggendo questo post.

Sempre lì ad aspettare qualcosa di “eclatante ed eccitante”, come direbbe mio fratello, da poter poi raccontare.
Ma niente.

Ieri son uscito con un ragazzo che ho conosciuto una settimana fa.

Come l’ho conosciuto: Stavo accompagnando il mio miglior amico a prendere il traghetto per tornare a casa.
Questo ragazzo, poco più giovane di me, si è avvicinato a noi e ci ha chiesto una sigaretta. Gliel’abbiamo offerta ed è tornato alla sua bicicletta (nel mentre io pensavo “Oh ma quanto è carino…”, come al solito se non prendo 4 cotte al giorno non sono io).
Mentre aspettavo che il ferro vecchio arrivasse all’altra sponda portando il mio amico sano e salvo, questo ragazzo, Alex si chiama, ha iniziato a parlare con me.
Una parola tira l’altra, qualche silenzio imbarazzante, una sana risata insieme e dopo 30 minuti ci siam scambiati il numero di telefono.

Bene, dopo questo re-cape delle puntate precedenti, posso finalmente tornare a noi.
Ieri sera mi ha chiesto di uscire per andare a bere qualcosa insieme. Così per passare la serata ed io, invece eclissare l’invito e studiare, ho accettato.
Tempo di farmi una doccia, vestirmi e son uscito con lui.
Siam andati in un pub e ci siam presi un paio di cocktail.

Dopo esserci seduti ed esserci scambiati un paio di occhiate timide, abbiam iniziato a parlare della nostra vita. Tanto com’è che si dice? Raccontare la propria esistenza ad un estraneo è sempre più facile, no?

Non ci conoscevamo. Le uniche cose che sapevamo dell’altro eran: nome, numero di telefono e qualche scemenza detta su whatsapp nei giorni prima.
(Si vabbè io sapevo anche il suo cognome e qualcos’altro visto che avevo scoperto un paio di giorni prima, per caso, il suo profilo Facebook. Ma vabbè non siamo qui a discutere di “chi sapeva cosa”)

Siam stati più o meno 180 minuti insieme e non siam stati nemmeno un secondo in silenzio.
Avevamo sempre qualcosa da dire. Un aneddoto divertente; un ricordo d’infanzia; un nostro piccolo segreto; qualche storiella accaduta poco tempo prima
Siam riusciti a non far annoiare l’altro, raccontando perfino le cose che a me sembran le più superflue.

L’unica cosa è che a lui non sembravano per niente superflue.
Mi ascoltava.
Quel mio racconto, quella mia storia, quel mio aneddoto…avevano tutti la stessa valenza. Così come per me quei suoi ricordi, fatti ed episodi eran tutti ugualmente importanti.

Tornato a casa, dopo essermi svestito e messo nel letto, ho ripensato alla serata trascorsa.
Mi son reso conto che seppur mi son sempre, più o meno, lamentato della monotonia della mia vita…alla fine non è per nulla tediosa e ripetitiva, se vista dagli occhi di uno sconosciuto.
Le mie scemenze dette in infanzia, i concerti, i miei 3 mesi in ospedale, il pianto dopo l’esame di maturità, il mio percorso universitario, i miei hobby, l’esser la “pecora nera della famiglia”, i viaggi (cose random dette così per fare degli esempi)…alla fine, per lui e per gli altri, son comunque tutti fatti importanti, piccole cose è vero, ma comunque importanti.

Son proprio queste cose minuscole, che noi non vediamo o facciamo finta di non vedere, che ci rendono così come siamo. Così speciali come siamo.
In fondo, senza tutti gli aneddoti, episodi e fatterelli vari (divertenti e non), non saremmo così.
Agli occhi degli altri, anche la cosa che può sembrare a noi più stupida, in verità ha un gran peso.

Di conseguenza la prossima volta, io in primis, prima di dire: “La mia vita è monotona, non succede mai nulla di che. Beati i vip che hanno una vita così piena di eventi!” guardiamo davvero da quanti fatti è composta la nostra vita.
Prendendo in considerazione perfino i più piccoli e sciocchi.
Guardiamoli come se facessero parte della vita di un altro, di uno sconosciuto.
Solo allora capiremo che tutto sommato la nostra vita non è quel concentrato di monotonia, ripetitività e noia che tanto andiamo millantando.

P.S. Lo so, scrivo un post ogni morte di papa, ma sono in vacanza (a godermi quest’ultimo sprazzo d’estate) e sto preparando un esame universitario. Giuro che con l’arrivo del nuovo anno accademico sarò puntuale e scriverò di più. Promesso.