Domande senza risposta.

Gli stimoli sono una delle cose più importanti del mondo.
Me ne sono accorto solo ora.

Senza di essi, il mondo continuerebbe a girare, ma senza di noi.

Noi. Immobili, statici, passivi. A guardare ciò che ci circonda. Il mondo.
Un po’ come fanno gli osservatori davanti ad un quadro in una galleria o in un museo.
Così, in bilico tra l’esser vivi e il non esserlo. Perché alla fine vivere senza stimoli è come esser già con un piede nella fossa, per dirlo terra terra.

Me ne son reso conto perché proprio ora, in questo momento, mi son trovato con in mano solo con la mia voglia di fare. E niente di più.
Navigo in un mare tempestoso da un mese e poco più ormai e, per esempio, tutti gli stimoli che mi dava l’università ora non li vedo più.
Mi sento come quando un bambino sulla spiaggia, con in mano l’ultima formina da staccare e applicare, si avvicina al castello di sabbia, costruito in precedenza, e lo trova distrutto della forza del mare.

Sembra strano, ma una delle potenze del mondo, della globalizzazione e dell’essere tutti uniti, connessi e vicini seppur lontani fisicamente, è proprio questa:
la forza di donare e ricevere stimoli.

La forza di dare l’input giusto alle persone. Per aprirsi. Per creare. Per fare e disfare. Per rimettersi in gioco, partendo anche da zero, volendo. Per parlare. Per amare.

Sembra una cosa tanto facile, ma non lo è.
Dare l’input giusto ad una persona è come fare un complimento sincero a bassa voce a qualcuno.
E quando dico “un complimento”, intendo uno di quelli che viene da cuore, uno di quelli che ti esce dalla bocca senza pensare, uno di quelli che dici mentre gli occhi tuoi brillano.

Non sai come quella persona la prenderà, non sai se e come risponderà, non sai nemmeno se ha recepito il complimento.
Ma è lì, davanti a lei. A portata di mano. Potrebbe trasformarsi in forza. In voglia di fare. In un’idea. In un pensiero. In un emozione.
A me è successo.
Di fare un complimento a bassa voce, dico.
A un ragazzo, quest’estate, verso l’una di notte.
Non pensavo potesse esser un input, ed invece lo è stato.
E così, dal nulla, tutto si è trasformato. Si è aperto un mondo. Sia per me che per lui.
Infatti son tornato a casa a mattina inoltrata.

Però allo stesso tempo, sembra una cosa tanto difficile, ma non lo è realmente.
Dare l’input giusto ad una persona è come avere la chiave per aprire un nuovo mondo. Basta solo mettere la chiave nella toppa e girare per accedervi.
Una chiave che puoi avere tu, così come tutti gli altri. Siam tutti uguali.
Valiamo tutti allo stesso modo. Tutti possiamo farlo.
Una frase scritta, un gesto, un parola. Qualunque cosa può essere uno stimolo e tutte queste cose possono dare inizio a tantissime emozioni, situazioni, creazioni…

L’unico quesito che mi rimane da tutto ciò è: perché siamo, noi tutti, così restii a dare stimoli al mondo e alle persone che ci circondano? Perché siamo capaci di distruggere ma non di mettere una piccola pietra, per primi, per costruire qualcosa di nuovo? Perché coloro che son i primi incaricati, per forza di cosa/per scelte/per lavoro, a dare al mondo stimoli…poi si trasformano nell’antitesi di ciò che dovrebbero essere, proprio come è successo a me in università?

Sinceramente non lo so.

P.S. Anche questa volta finisco con delle domande a cui non riesco a dare una risposta.
Son sicuro che mi divoreranno l’anima e il cervello.
Ma come al solito non mi sforzerò più di tanto a trovare una risposta perché, se già prima non avevo i soldi per l’analista, ora non ho i soldi manco per pagarmi i libri dell’università. (di male in peggio…)

Un segno del destino…

Aziona play.

Questa è una delle canzone della mia infanzia.
Non so bene come è capitata nella mia vita, o per meglio dire, so benissimo come è entrata nella mia vita ma non so spiegarne il perché.
Questa canzone l’ascoltavo ogni volta che iniziava, molti e molti anni fa, su Canale 5, NonSoloModa. (Ricordo che per l’epoca, per me, guardare quel programma era un traguardo poiché lo facevano sempre ad orari improponibili…)
E in un modo o nell’altro mi ci sono affezionato, incredibilmente.
Che fosse già all’epoca una specie di allarme che preannunciava il mio futuro? Anche perché la traduzione letterale del titolo è “Lotta per il piacere”. Piacere che possiamo intendere anche come passione; quella passione che vogliamo tutti noi far diventare poi un lavoro, come voglio fare io, no? Di conseguenza è perfetta visto che voglio lavorare nel mondo della moda, anche se allora ancor non lo sapevo.

Ogni volta che l’ascoltavo chiudevo gli occhi e iniziavo a tremare.
Anzi no. Erano più dei piccoli brividi, tipo pelle d’oca, avete presente?
Ecco quella sensazione lì.
Sentivo una strana energia entrare nel mio corpo, come succedeva a Billy Elliot quando ballava. E questo mi succede ancora oggi quando la riascolto per caso.
O forse nemmeno così tanto per caso.
All’epoca, con gli occhi congiunti e questa melodia nelle orecchie, rivedevo la mia vita; anche se allora ero poco più che un bimbo. Avevo 8, massimo 9 anni. Ma già vedevo benissimo la mia vita attraverso queste note. Una vita che molto probabilmente un bambino così piccolo non dovrebbe aver vissuto, secondo il mio punto di vista. Vedevo…
La mia corsa contro tutto e tutti.
La mia corsa contro il male che mi provocavano.
Una corsa contro me stesso, forse, e contro i miei stessi sogni che si infrangevano sul mio corpo come schegge di uno specchio già distrutto. Distrutto da me. Distrutto dagli altri.
La mia corsa per arrivare ad una salvezza che vedevo sempre lontana da me, ma che non rinunciavo a raggiungere.
In un certo senso, ascoltando la canzone, vedevo anche il futuro. Sempre io. Sempre in corsa. Sempre lì a vagare per raggiungere quel posto, che speravo di raggiungere per esser almeno una volta felice.

Dopo più di un decennio, (posso sentirmi vecchio pur non essendolo? Si, dai, almeno questa volta concedetemelo questo piccolo “lusso”.) ascolto tuttora questa canzone.
E, chiudendo gli occhi, rivedo ancora una volta la mia vita.
Quella grandiosa corsa che non finiva mai.
Quella corsa che ora o per meglio dire, qualche anno fa, si è fermata. Si, è finita, ma non sono arrivato a quella luce, quell’oasi in mezzo all’oscurità (come la chiamavo io da bimbo), quel punto di salvezza certa.
No.
Sono ancora lì, in mezzo a quella landa, a correre verso un nuovo punto, un nuovo scopo. Verso un nuovo sogno che finalmente ho preso in mano e che ho trasformato, plasmato e adattato a ciò che sono sempre stato.
Quel sogno per cui mi sto battendo. Quel sogno che è diventato il mio punto fermo nella vita. Quel sogno che realizzerò a costo della stessa vita, perché non c’è niente di più giusto e posso fermamente sottoscrivere ciò che ho appena detto.
Questa volta intorno a me c’è solo luce.
Niente oscurità. Niente persone malvagie. Niente odio ingiustificato per ciò che sono e penso. Niente punti certi dove potermi rifugiare dal male del mondo. Niente demoni più grandi di me che mi inseguono.

Ci siamo solo io e gli ostacoli che mi riserverà la vita.
La vita che ho finalmente scelto di vivere all’età di 18 anni, quando decisi di iniettarmi quell’ultima, fottutissima, dose di coraggio (ed in questo momento sto guardando il tatuaggio che rappresenta tutto ciò, lì fermo sul mio polso destro) e fare dietro front. Ancora una volta contro tutti e tutto; ma questa volta di mia spontanea volontà.

Quella vita di cui ero stato spettatore, fino ad allora e che stava magicamente per cambiare, solo grazie a me.

Ora, proprio in questo momento, se riascolto questa melodia mi viene da ridere perché non penso più a tutto ciò che ho detto fin ad ora.
O quanto meno, si ci penso, ma solo in un secondo momento o forse a livello di subconscio; se vogliamo metterla su un piano psicologico. (Visto che ho studiato psicologia, cerchiamo di sfruttare un po’ delle nozioni acquisite negli anni, nah?)

Ora l’ascolto e sorrido. Senza pensare ad altro. A nessun altro.
Sorrido perché…perché…per il perfetto gesto del destino.
Una sola canzone, arrivata così per caso, con così tanti significati e segni nascosti.

Perché il destino, quando vuole giocare, lo fa seriamente e lo fa bene.
E quando scopri il suo gioco puoi solo che meravigliarti, sorridere e goderti la vita.