Forse è il momento di tirare le somme?

Son seduto sul divano. Ormai avrà preso la mia forma…
E’ notte. Saranno le 3 passate; mi scoccia alzarmi per vedere che ore sono, sono pigro (per chi non l’avesse capito).
Una coperta addosso, messa alla bene e meglio e sotto indosso il pigiama, quello che ho sempre.
Ho l’abitudine di metterlo subito appena entro a casa, per star più comodo e godermi la mia pigrizia.
Son stanco, ma non troppo visto che qualche quarto d’ora fa mi son strafogato di M&M’s (poi mi lamento che ingrasso…).
Mi ritrovo qui. Ad ascoltare musica, come mio solito.
Sempre i miei cantanti sconosciuti, che ascolto io e altri 500 sulla faccia della Terra.

Tra poco entreremo nel 2015.
Forse è il momento di tirare le somme?

In realtà non l’ho mai fatto, se non due anni fa, ma quello è stato un caso a parte.

Però, perché non farlo anche quest’anno? Male di certo non fa…e poi mi piacerebbe avere un piccolo riassunto di roba casuale di un anno della mia vita; così quando avrò 40 anni lo rileggerò e potrò lamentarmi come mio solito.
Perché anche se sarà cambiato qualcosa: in meglio, in peggio o chissà in che modo; io un motivo per lamentarmi con me stesso lo trovo sempre. Che sia una mia specialità?

Beh che dire?
Ho iniziato l’anno passando il conto alla rovescia studiando a casa da solo, con sottofondo “Summertime Sadness” di Lana Del Rey (miglior fine anno del mondo!). Ho dato esami su esami, portando a casa ottimi risultati e sentendomi per la prima volta soddisfatto, in questo campo, di me stesso. Ho pianto come un bimbo perché un giorno mi persi per Rimini mentre andavo a sostenere l’esame di Inglese. Ho partecipato per la prima volta ad una festa a sorpresa. Ho fatto il mio primo tatuaggio. Ho conosciuto diverse persone: un ragazzo che ha cambiato la mia estate, un ragazzo che ha cambiato queste vacanze di Natale e altri. Ho conosciuto la ragazza di mio fratello (anzi le diverse che ha avuto in quest’anno) e mi son sentito uno sfigato visto che lui ha 15 anni ed è già più avanti di me. Ho visto la mia miglior amica crescere in tutti i sensi e l’ho vista spegnere 18 candeline sulla torta. Ho aperto questo blog, che sto portando ancora avanti (INCREDIBILE). Ho trovato la voglia di ritornare a scrivere uno dei miei romanzi incompiuti. Ho chiuso capitoli di vita ed aperti altri. Son dimagrito ancor di più, il che è un miracolo. Ho trovato degli amici straordinari all’università (sì, sto parlando di voi. Lo so che state leggendo questo post perciò sì, questo è dedicato a voi) che mi hanno sopportato, supportato, amato (e lo fanno ancora), abbracciato, coccolato e mi hanno fatto sentire accettato, compiendo questo nostro percorso insieme. Ho rivisto i miei amici che abitano in diverse parti d’Italia (vedi la mia amica milanese o quella pugliese…). Ho comprato il mio primo pesce rosso, un esemplare unico, è il pesce più asociale (con gli altri pesci) che esista; ed in questo mi rispecchia e lo amo…e poi mi son successe altre 3000 cose.

Ho amato, ho pianto, ho sorriso, ho riso, ho sudato, ho faticato, ho avuto paura, mi son rialzato…

Perché però, vi chiederete voi, ho fatto questo resoconto. Beh, tolto il fatto che son un grandissimo egocentrico narcisista e perciò avevo bisogno di far sapere al mondo le mie cose, volevo far capire alle persone che bisogna farlo, una volta ogni tanto, un riassunto-resoconto-inventario o chiamatelo come volete, della vostra vita.
Fermarsi un attimo e voltarsi. Vedere tutta la strada che si è fatto.
Vedere i muri abbattuti, le persone perse e quelle conosciute, le lacrime versate, i sorrisi fatti, gli ostacoli superati e tutto il resto. Vedere con quale forza si è andati avanti. E poi continuare su quella strada. Oppure cambiarla, se non è quella giusta.

Di solito, almeno nella mia famiglia, il cenone dell’ultimo dell’anno è sempre stato qualcosa di triste. Niente scenate o chissà cosa, però c’era sempre quel qualcosa nell’aria che opprimeva la stanza. Quell’aura grigia su tutti loro. Ogni volta che si avvicinava la mezzanotte c’era chi andava via in un’altra stanza, chi in giardino, chi in bagno e chi altrove. Chi piangeva, chi era semplicemente triste, chi era arrabbiato con se stesso, chi con altri.
E poi c’ero io, che cercavo di scappare in tutti i modi da quell’oppressione, di non farmi catturare da quella tristezza, che io non capivo.
Tutti a piangersi addosso, tutti a far un riassunto solo delle cose brutte, tutti a ricordare solo le sofferenze o provare invidia per gli altri.
Nessuno, oltre me, che cercasse di tirare su un sorriso sicuro e sincero per almeno un quarto d’ora. Nessuno. E la cosa mi faceva schifo. E mi fa tutt’ora schifo.

Non capisco e capivo per quale motivo bisogna rovinarsi l’ultimo dell’anno pensando sempre al peggio. Prepararsi ad un anno peggiore del precedente. Piangere sul latte versato.
Non lo capisco.

Se qualcosa è andato male, beh è la vita, basta rimettersi subito in carreggiata (dopo uno o anche tanti pianti liberatori). Se c’è qualcosa che vi tormenta, forse è il momento buono di risolverlo. Se qualcosa vi fa soffrire, è il momento di eliminar tale cosa. Se non vi piace il vostro lavoro, la vostra vita, il vostro modo di vivere, il vostro liceo, la vostra facoltà, il/la vostro/a fidanzato/a, la vostra città…beh alzate il culo è cercate di cambiare.
Non lamentatevi continuamente, perché al mondo c’è sempre qualcosa messo peggio di voi. Sempre.
E se lo dico io che son uno che si lamenta, è grave.
Se non vi va bene qualcosa: CAMBIATELA.
Abbiate il coraggio di rischiare, di cambiare, di scommettere su voi stessi o sugli altri, di vivere la vostra vita come VOLETE VOI.
Abbiate il coraggio di essere felici. Di poter dire, poi il prossimo fine anno (o quello dopo ancora; perché ovviamente il cambiamento deve essere progressivo) “ho trovato il modo di essere davvero felice!”.

Ed in quel momento, l’ultimo giorno dell’anno, non sarà così triste; non sarà così oscuro; non sarà così distruttivo. Sarà solo un giorno, in più, per potersi guardare indietro e aggiustare le piccole cose che non vanno, in caso ci siano, e poi dire a gran voce “sono felice”.
Poter guardare tutto l’anno appena trascorso come se fosse un bel capitolo di vita, con i suoi alti e i suoi bassi. Poter ridere, sorridere e piangere di esso; ma tutto nello stesso momento.
E far di tutto (E NON SPERARE) che quello seguente sia uguale o addirittura migliore.
Perché basta poco…basta viversi la propria vita, come merita di esser vissuta.

“I believe in possibility. I believe someone’s watching over me and finally I have found a way to be happy”.

P.S. Tanti auguri di buon anno a tutti voi che mi seguite. Siete tantissimi e non capisco nemmeno io il perché, sappiate solo che vi auguro il meglio dalla vita (così come dal 2015) e che vi voglio davvero bene. Spero di potervi vedere, tutti insieme o anche uno ad uno, un giorno. Lo spero. In ogni caso: GRAZIE.
P.P.S. Carico solo ora il post perché prima non avevo il Wi-Fi per poterlo fare. #iopovero

Altre domande senza risposta.

Per quale motivo siamo sempre alla ricerca di un partner?
Ovunque io mi giri c’è sempre gente pronta ad esser preda o cacciatore.
Tutti in allerta.
Tutti in guerra.

E questa cosa non la capisco per niente.

Siamo nel 2014 e per nostra (s)fortuna siamo ben 7 miliardi sulla terra, perciò la teoria del “eh ma sai il nostro istinto di sopravvivenza ci porta a trovar qualcuno con cui condividere la vita per poter mandare avanti la specie” non regge più.

Di conseguenza perché abbiam questo maledetto bisogno, fin dall’adolescenza, di trovare qualcuno, sempre e comunque?

Sentimento, giusto, che si ha in adolescenza quando si cerca (quasi disperatamente) qualcuno: per provare, per fare delle nuove esperienze, per incoscienza/ingenuità e per dar retta agli ormoni; ma per quale motivo anche dopo l’adolescenza dobbiamo per forza sottostare a questa “regola”?

Non concepisco questo modo di pensare che ci porta, a tutti i costi, a condividere parti di noi con il mondo (fisiche o mentali-psicologiche che siano).
Forse sarà la paura della solitudine, forse la legge “del più forte” (fidanzato > single), forse gli ormoni, forse altro…ma davvero non comprendo.

Che io sia strano, è risaputo fino ai confini dell’India, e che io trovi la solitudine un qualcosa che può far crescere le persone in meglio e che abbia all’interno di sé qualcosa di magico, lo sanno in tanti; però non capisco perché chi non è fidanzato o comunque chi è single per scelta (per via del lavoro, per via di problemi personali, per via dell’università, per via di altri progetti…) debba esser visto in malo modo o come uno “sfigato” dalla società.

Questa mentalità è permeata così tanto nell’animo di tutti che ormai, anche se si è liberi di poter fare ciò che si vuole, si verrà sempre giudicati male se single o senza un cosiddetto amico di avventure, per dirlo in modo velato (e parlo di tutti i range di età: dai 16 passando per i 24 fino ad arrivare ai 40 e ai 60).
Ma è davvero così brutto esserlo?
E’ davvero un problema così grande?
Secondo il mio modestissimo parere, nemmeno un po’.

Però il problema è che ogni qualvolta dico: “No, sono single perché in questo momento non sento il bisogno mentale e fisico di qualcuno accanto a me. Sto dedicando anima e corpo ai miei progetti che son l’evoluzione delle mie passioni, studi e interessi; di conseguenza sto bene così. Ovviamente se arriverà qualcuno, ben venga, ma non mi metto a sprecare energie, sarà il destino a far arrivare la persona più o meno giusta nel momento più consono; non mi sento di dover esser né cacciatore né preda.” mi sento rispondere sempre che “non capisco il mondo”; che “son semplicemente frigido”; che “son sfigato” e molte altre cose.

Non capisco perché investire del tempo per se stessi, per le proprie passioni e per i propri sogni sia così degradante agli occhi di tutti; ma allo stesso tempo sia così bello esser fidanzati a tutti i costi con gente improponibile o esser immischiati in relazioni (di tipo sessuale o amoroso) che non porteranno mai da nessuna parte.
Inoltre mi dà fastidio che si senta il bisogno di cercare, a tutti i costi, qualcuno e non, semplicemente, aspettarlo.
Che arrivi così come un fulmine a ciel sereno.
Un po’ come capita nei film americani.

Il problema è che diamo sempre più importanza agli altri, più che a noi stessi.
Ma nello stesso momento siamo egoisti.
Sfruttiamo noi e gli altri. Degradiamo il nostro corpo e la nostra mente, così come quelle degli altri, con situazioni-emozioni e relazioni “usa e getta” e sappiamo benissimo riconoscere una relazione così da una che può poi trasformarsi in qualcosa di stabile; ma ovviamente il mondo è troppo veloce per poter aspettare l’evoluzione di quest’ultima.
Meglio il tutto e subito.
Meglio ora che poi.
Sempre a voler capire il mondo e mai noi. Sempre a voler condividere ma mai a dare, a sé stessi.

Perché non si può semplicemente aspettare che la persona giusta arrivi con calma?
Perché non si aspetta l’evoluzione di una relazione e godersi tutti quei piccoli momenti come l’amplificarsi di un’emozione, capire quello che prova l’altro e ridere di ciò, provare le stesse sensazioni per una cosa semplice, sorridere e specchiarsi negli occhi dell’altro?
Perché la maggior parte di noi confondono sesso e amore?
Perché la società ha così tanto paura della solitudine?
Perché bisogna esser, per forza, cacciatori/prede così da star al passo con i tempi?
Perché c’è da giudicare, chi per una volta, spende e investe tempo per sé stesso e non per gli altri (parlando sempre di sesso-amore)?
Perché io continuo a farmi domande grandi quanto l’universo, sapendo che non troverò mai una risposta certa a tutto ciò?
Non lo so.

Continuo a non sapere le cose.
Come quando iniziai a scrivere questo blog ad Agosto.

Le piccole cose non cambiano mai a quanto vedo…

P.S. Vorrei specificare che non ci trovo niente di male nelle relazioni tra “amici con benefici”, fidanzamenti e divertimenti vari ed eventuali; anzi vorrei che fossero sdoganati…solo insieme all’altra faccia della medaglia.