Fermo…

Devo esser sincero…nella mia vita son stato poche volte fermo.
E quando dico fermo, intendo proprio fisso, statico, quasi paralizzato.
Immobile, come una statua.
Anzi come di fronte ad una statua.
Son umano e perciò imperfetto, non posso darmi da solo anche la bellezza assoluta della Sirenetta di Eriksen, della Venere di Milo o della Kailashnath Mahadev.

Ad esser sincero è da un po’ di tempo che ho capito che forse, per capire di più il mondo, me stesso e la vita, devo iniziare a star totalmente fermo.

Per tutta la vita son sempre stato lì a correre…correre…correre e poi quelle poche volte che mi son fermato, per un secondo o per un’ora intera, ho avuto così tante cose da fare-pensare-rivedere che alla fine non ho recepito nemmeno la bellezza di tali pensieri, cose, persone ed eventi.

Devo stare fermo. Davvero.

Fermo a godermi la vita.
Fermo a pensare alle possibili conseguenze di un qualunque gesto.
Fermo a piangere, in completa solitudine, senza che il cuore batta a mille.
Fermo a guardare l’arte, in tutta la sua bellezza e le sue forme.
Fermo a godermi i risultati dei miei sforzi.
Fermo ad ammirare i sorrisi delle persone a cui tengo.
Fermo a riflettere sulle possibilità che possono cambiarmi la vita.
Fermo a trovare l’idea giusta che possa trasformare quella possibilità in certezza.
Fermo a ragionare su tutto quello che la vita mi ha dato.
Fermo ad amare gli occhi di chi incontra causalmente, per strada, i miei.
Fermo a sorridere mentre gioco con il mio pesce rosso, senza pensar a niente in particolare.
Fermo a leggere i pensieri degli altri.
Fermo a godermi gli attimi dolci e gentili: come un abbraccio in un parco, una canzone cantata spalla contro spalla insieme ad un amico, una risata fragorosa con i genitori su qualche ricordo imbarazzante.
Fermo a parlare, per davvero, con me stesso.
Fermo a capire che la mia vita non è così tanto insignificante agli occhi degli altri.
Fermo a trovare pezzi di me negli altri e pezzi degli altri in me.
Fermo a veder scorrere il tempo intorno a me, sentendo il ticchettio di un orologio.
Fermo a guardare il mondo cambiare.
Fermo ad odiare le cose brutte della vita; ma odiarle per davvero.
Fermo ad ascoltare le canzoni che parlano della mia vita.
Fermo a godermi l’odore del profumo perfetto di una persona, della primavera, dei posti a cui tengo.
Fermo ad ammirare l’alba, quel grandioso spettacolo che urla “Ehi, svegliati! Un nuovo giorno è arrivato, vai e ricomincia a vivere. Rendi i tuoi sogni reali sotto i raggi perfetti e caldi del sole. Raggi che danno vita alle visioni oniriche, un po’ come danno vita all’arcobaleno dopo il temporale”.
Fermo a non esser il protagonista del mondo, sempre e comunque.
Fermo a riflettere sulle grandi questioni della vita senza trovare una vera risposta.
Fermo ad amare me stesso e gli altri; ma soprattutto me stesso.
Fermo a rilassarmi senza che il mio corpo sia sempre in ansia.
Fermo a darmi uno schiaffone, fisico o psicologico che sia, quando serve.
Fermo a pensar che da qualche parte c’è qualcuno che soffre ed io non posso aiutarlo, come amo fare con chi mi circonda.
Fermo a ricordare l’infanzia e tutte le sue cose belle.
Fermo a farmi cambiare la vita.
Fermo a bearmi della perfezione delle stelle e della luna, che brillano nelle notti più scure.
Fermo ad immaginare la vecchiaia, se mai ci arriverò.
Fermo a creare frasi sconclusionate da scrivere sul blog.
Fermo a non dover, a tutti i costi, avere uno scopo tutti i giorni per sentirmi realizzato.
Fermo a dire a me stesso “Okay questa volta hai fallito, succede a tutti nella vita però ora alzati e torna a correre!”.
Fermo a capire che forse dovrei esser meno severo con me stesso.
Fermo a fare le piccole cose, senza rimpiangerle in futuro una volta che non potrò più (per forza di cosa) farle.
Fermo a segnare dei punti fermi nella mia vita.
Fermo a pensare che forse dovrei lamentarmi meno delle scemenze che mi accadono.
Fermo a leggere le lettere che contengono pensieri, emozioni e pezzi di vita altrui.
Fermo ad abbracciare gli amici, ma abbracciarli davvero.
Fermo a sentire il mio cuore battere.
Fermo a godermi il gusto di un gelato, di una pizza, di un cocktail, di un cupcake senza che qualcuno spezzi quel momento speciale.
Fermo a sentirmi meno solo al mondo.
Fermo a sognare di toccare metaforicamente le stelle, insieme al principe azzurro che prima o poi arriverà.
Fermo a ricordar le brutte cose del passato, senza però versar lacrima alcuna. Solo per rendermi conto che posso esser forte, anche nei periodi peggiori.
Fermo a credere in me stesso e nelle mie capacità.
Fermo a specchiarmi e guardare ciò che sono stato e ciò che sono ora.
Fermo a guardare vecchie fotografie e immergermi nei ricordi più belli.
Fermo a ricevere la brezza marina sulla pelle, provando la “pelle d’oca” più e più volte.
Fermo a credere di poter esser, prima o poi, l’eroe di qualcuno.
Fermo a pensare a tutte le persone che mi hanno cambiato la vita e pensare alle vite che invece ho cambiato io.
Fermo a toccare la sabbia e pensar di esser proprio come un granello nell’universo intero.
Fermo a credere ciecamente in un mondo parallelo, o negli alieni, o in dio oppure nel fato.
Fermo a sedere sotto ad un albero con una persona speciale, semplicemente a respirare l’uno l’ossigeno dell’altro.
Fermo a guardare il paesaggio che scorre durante un viaggio in treno-auto-aereo, senza pensare ai massimi sistemi del mondo.
Fermo a non dover fotografare il mondo intero.
Fermo a tremare per una scelta sbagliata, aspettando le dirette conseguenze senza dover trovare a tutti i costi, subito, una soluzione.
Fermo ad aspettare un bacio; quello giusto. Oppure anche solo una carezza.
Fermo ad aver paura. Paura dell’ignoto, di uno sconosciuto da incontrare, di un risultato universitario, di perdere una persona importante.
Fermo a non sentirmi in colpa per gli sbagli fatti in passato.
Fermo a godermi la solitudine all’interno di un cinema totalmente vuoto.
Fermo a sentir il peso della storia sulle spalle cercando di non far gli stessi errori dei nostri avi.
Fermo a pensare alle ingiustizie del mondo.
Fermo a non dover essere sempre perfetto in tutti i casi.
Fermo a guardare gli altri amarsi, mentre le mani loro si sfiorano, le gote si arrosano, gli occhi si chiudono e le labbra si incontrano.
Fermo a ricordare le piccole cose che rendevano speciali le persone che non ci sono più.
Fermo a capire in che direzione correre, senza buttarsi a capofitto nelle cose.
Fermo a non pensare a nulla se non al nulla stesso.
Fermo a scoprire la vita degli altri.
Fermo ad ammirare lo spettacolo della vita.
Fermo a riflettere sullo spettacolo della morte.
Fermo ad immaginare regali che mai nessuno mi farà e che forse dovrei farmi da solo.
Fermo a capire come far felici gli altri.
Fermo a ricordare la voce di qualcuno che non fa più parte della mia vita.
Fermo a godermi le feste in famiglia o con gli amici…o anche con perfetti sconosciuti.
Fermo a riprendere in mano la mia vita.
Fermo così da sentirmi vivo.

Sì, devo imparare a stare davvero molto più fermo.

L’incatalogabile tra i catalogabili.

Qualche tempo fa su Ask.Fm, quando ancora l’usavo e facevo l’alternativo metà vaporwave e metà electro-new-japanpunk (sì, sono parole a caso) …mi fecero una domanda.
Questa era: “Pensi che ci sia un paradiso? Se si, quale sarebbe il tuo?”

Quella domanda rimase senza un responso per molto tempo, poiché non avevo una vera e propria risposta.
Cioè in realtà l’avevo, ma non sapevo come articolarla. Avevo paura di risultare troppo irrispettoso, troppo pazzo o troppo sarcastico (seppur non lo fosse affatto).
Poi, non so bene per quale motivo, decisi di dare una breve ma esplicativa risposta alla domanda.

La mia risposta era:
“Io ho un mio dio, anzi per meglio dire una Dea in cui io, solo, credo e di cui conosco la forma e l’esistenza. Lei ha creato quelle forze superiori che governano il cosmo ed è sempre lei che le mantiene attive…o probabilmente no. Mi piace solo pensare che esista. Mi fa star più tranquillo o per meglio dire più in pace con me stesso, perché mi protegge. Di conseguenza sì, ho una mia religione che ho inventato io di sana pianta, se ve lo state chiedendo, e seppur ben distante dalle altre religioni (cristianesimo, islamismo, taoismo, ebraismo, shintoismo…); sì, penso che ci sia un paradiso.
Sinceramente il “mio” lo immagino come un secondo mondo, dove non si muore mai (molto simile ad un videogioco, se vogliam metter su un paragone). Dove puoi sperimentare tutto quello che vuoi senza problemi. Puoi essere tutto quello che vuoi, puoi tutte avere le aspirazione che vuoi, vivere dove vuoi, il lavoro che vuoi, gli amici che vuoi, le tue idee e dirle senza problemi quando e dove vuoi però senza ledere la libertà altrui. E ogni volta che da quel lavoro, da quei pensieri, da quelle esperienze, da quel “mondo” o per meglio dire “vita” hai avuto tutto il possibile (in senso di crescita personale) allora si muore e poi…si ricomincia da capo.
In un altro posto, con nuovi pensieri, un nuovo essere, nuovo carattere, nuove persone, un nuovo mondo da scoprire.
Tutto questo solo per poter scoprire tutte le cose belle della vita. Il paradiso non è qualcosa di bello? O almeno io l’ho sempre interpretato così: come il bello assoluto, la pace dei sensi, il nirvana, se vogliam metterlo su termini buddisti. Di conseguenza per me il paradiso deve esser così. E’ come se io fossi un libro, uno di quelli grandi, con un capitolo sempre nuovo e dove il suddetto protagonista (io) cresce in tutti i campi possibili al massimo delle sue capacità. Finito un capitolo, ecco che ne ricomincia uno nuovo e poi uno nuovo ancora ed poi ancora e ancora e ancora.
E’ un pensiero strano o folle, forse egocentrico, lo so benissimo, ma mi piace da morire poter pensare di ricominciare la vita ogni volta che voglio, come in un ciclo continuo, conoscendo un posto nuovo, persone nuove, storie nuove, sogni nuovi, lavori nuovi, società, etnie, culture e tecnologie sconosciute a me. Il tutto senza mai ripetere quello che ho già fatto, perché una cosa deve esser ben chiara: non voglio tornare indietro per correggere i miei errori. NO.
Voglio solo vivere tutte le esperienze possibili per capire il grande meccanismo della vita e dell’universo. Tutto qui.”

Dopo aver risposto premetti invio e dal nulla arrivarono tantissime persone che trovarono stupido, ingiusto, infantile, irrispettoso o strambo quel mio pensiero.
Ognuna di loro doveva per forza farmi cambiare idea o cercar di demolire il mio pensiero con frasi e dogmi fatti.
Sapete cosa ho fatto?
Me ne sono completamente sbattuto (questo slang giovanile non si confà al blog di un vecchio 21enne, vero?).
Dovevo cambiare una mia idea (per quanto possa esser pazza) solo perché non andava bene ad un po’ di persone? Da quando in qua tutti dobbiam avere lo stesso pensiero? Perché dobbiamo per forza seguir il gregge, che poi secondo me nemmeno esiste? Perché la gente si sente in dovere di far cambiare l’opinione altrui, solo perché quest’ultima è diversa da quella convenzionale?

Io per tutta la vita sono sempre stato, anzi mi son sempre sentito, “l’incatalogabile tra i catalogabili”.
E, strano ma vero, me ne sono accorto solo poco tempo fa, rileggendo questa domanda per caso.

Agli occhi di tutti era molto semplice catalogarmi, o quanto meno penso che così sia stato visto il loro modo di fare e dire…ma alla fine hanno fatto tutto tranne che quello.
Questo perché? Perché son sempre stato un bambino ed un ragazzo strano. E quando dico strano, intendo strano forte. A limite di poter essere l’aiutante sfigato ed assurdo del protagonista figo di qualche bellissimo film fantasy.
Con le mie idee, pensieri, paure e modi di fare totalmente strambi; ma a me andava benissimo così.
Agli altri, come quelle persone su Ask.Fm, no.

Sia alle elementari, che alle medie e poi alle superiori son sempre stato un caso a parte.
C’è questo, quello e poi Felice.
C’erano sempre dei gruppi e poi io. Quello strano.
Per fare degli esempi? Alle elementari vivevo benissimo la mia omosessualità, che per mia fortuna già conoscevo, loro però non concepivano perché lo dicessi con tanta calma e serenità. Oppure nell’età dell’ormone impazzito me ne strafregavo dell’amore e del sesso, per quelli della mia età era una cosa da stupidi. O quando dissi a tutti di aver creato una mia religione, cosa che loro non capivano per nulla. O tantissimi altri esempi che non sto qui a narrare sennò facciamo notte ed io sto studiando per l’esame di Giornalismo, perciò non posso perdere troppo tempo.
In tutti quei casi, io volente o nolente dovevo esser sempre allontanato o guardato male…semplicemente perché avevo idee, pensieri, sogni e modi di fare diversi da quelli degli altri.

E, solo oggi riflettendo bene e scrivendo questo, ho capito che tale cosa succede a tantissime persone sulla faccia della terra.
Si viene “banditi dal mondo”, in un certo senso, solo perché si è strani o si viene ritenuti tali.
E questa semplice condizione viene ancor ‘oggi ritenuta una cosa “brutta”, “malvagia”, “stupida”.

Bisogna esser per forza piccoli fogli, tutti uguali, in quel grande archivio che è la società.
Beh sapete che vi dico? NO.

La società è fantastica proprio perché nessuno è uguale ad un altro; ci possono esser persone che pensano le stesse cose o aver interessi comuni, ma non ci sarà mai nessuno uguale ad un altro.
Tutti noi siamo, agli occhi degli altri, “strani”.
E’ inutile che nella vostra testolina pensate di esser catalogati, carini, giusti al momento giusto, canonici, perfetti, ragionevoli e normali; mi dispiace dirvelo…NON lo siete. Siete strani, forse non per il vostro vicino di casa, per la vostra famiglia, per i vostri amici o per il vostro cane…ma per tante altre persone lo siete.
Di conseguenza smettetela di ficcarvi in stupidi personaggi che non siete voi e che vi vengono imposti dalla scuola, dallo stato, dalla religione di altri o dai ben pensanti. Tanto la vostra personalità, presto o tardi uscirà sempre allo scoperto.

Essere strani non è bello, ma è qualcosa che fa parte dell’animo umano in quanto dotato di intelletto.
Essere strani significa aver le palle di poter fare, essere e dire ciò che vuoi (nei limiti della legge ovviamente).
Formare un tuo pensiero critico e coerente con ciò che sei.
E questo, molto probabilmente e paradossalmente, è stato ciò che ha fatto la mia fortuna, coraggio e potenza. Perché ho capito questo molto prima degli altri.
E questa stessa cosa diventa anche la potenza, il coraggio e la fortuna di tantissime persone, che come me se ne accorgono prima o meglio ancora nascono con il programma “non-mi-fotte-niente-di-ciò-che-pensa-il-prossimo” attivato.
Esser strani e esser riconosciuti come tali è quel quid in più che fa sì che la tua personalità possa uscire al 100%. Ci porta ad essere migliori perché esprimiamo a pieno tutto quello che pensiamo e siamo. Ci porta ad essere più “belli”. Ci porta ad essere persone più vere, ma non con gli altri, con noi stessi, che è la cosa più importante.
Vogliamo pensare ad un modo diverso di intendere il paradiso? Vogliamo pensare all’amore in chiave diversa? Vogliamo avere un nostro concetto di vita? Vogliamo aver semplicemente delle “opinioni impopolari”? Vogliamo pensar a qualcosa in modo diverso da quello canonico?
Beh facciamolo.
E’ la stranezza di ognuno di noi, anche nelle piccole cose, che fa innamorare gli altri di noi.

Inizialmente, devo esser sincero, mi sentivo come un animale braccato per via di quella condizione “della catalogazione” che mi stava stretta e faceva male; ma allo stesso tempo mi sentivo, in un certo senso, più libero perché per gli altri doveva esserci una categoria per potermi schedare.
Di conseguenza ho iniziato a vedere le cose sotto un altro punto di vista ed ho capito di non esser mai stato in una categoria vera e propria, perché quella categoria non aveva un nome…se non il mio e non aveva altri componenti al di fuori di me.

Prima mi sentivo solo in mezzo a tutti.
Poi non essere, ma allo stesso tempo, essere.

Ed infine non essere ciò che volevano gli altri…ma rimanere, sempre, “Felice”.


P.S. Lo so, questo post sembra il monologo interiore di un personaggio qualsiasi di Glee, ma molto probabilmente la mia vita è così tanto da “telefilm di serie B”, che potrei benissimo ritagliarmi uno spazio in quello show. E perciò questo scritto ha senso di esistere.
Inoltre se qualche direttore o sceneggiatore TV ha bisogno di un bellissimo caso umano da mettere in uno telefilm, soprattutto Hereos Reborn, me lo faccia sapere commentando questo post ♥