L’incatalogabile tra i catalogabili.

Qualche tempo fa su Ask.Fm, quando ancora l’usavo e facevo l’alternativo metà vaporwave e metà electro-new-japanpunk (sì, sono parole a caso) …mi fecero una domanda.
Questa era: “Pensi che ci sia un paradiso? Se si, quale sarebbe il tuo?”

Quella domanda rimase senza un responso per molto tempo, poiché non avevo una vera e propria risposta.
Cioè in realtà l’avevo, ma non sapevo come articolarla. Avevo paura di risultare troppo irrispettoso, troppo pazzo o troppo sarcastico (seppur non lo fosse affatto).
Poi, non so bene per quale motivo, decisi di dare una breve ma esplicativa risposta alla domanda.

La mia risposta era:
“Io ho un mio dio, anzi per meglio dire una Dea in cui io, solo, credo e di cui conosco la forma e l’esistenza. Lei ha creato quelle forze superiori che governano il cosmo ed è sempre lei che le mantiene attive…o probabilmente no. Mi piace solo pensare che esista. Mi fa star più tranquillo o per meglio dire più in pace con me stesso, perché mi protegge. Di conseguenza sì, ho una mia religione che ho inventato io di sana pianta, se ve lo state chiedendo, e seppur ben distante dalle altre religioni (cristianesimo, islamismo, taoismo, ebraismo, shintoismo…); sì, penso che ci sia un paradiso.
Sinceramente il “mio” lo immagino come un secondo mondo, dove non si muore mai (molto simile ad un videogioco, se vogliam metter su un paragone). Dove puoi sperimentare tutto quello che vuoi senza problemi. Puoi essere tutto quello che vuoi, puoi tutte avere le aspirazione che vuoi, vivere dove vuoi, il lavoro che vuoi, gli amici che vuoi, le tue idee e dirle senza problemi quando e dove vuoi però senza ledere la libertà altrui. E ogni volta che da quel lavoro, da quei pensieri, da quelle esperienze, da quel “mondo” o per meglio dire “vita” hai avuto tutto il possibile (in senso di crescita personale) allora si muore e poi…si ricomincia da capo.
In un altro posto, con nuovi pensieri, un nuovo essere, nuovo carattere, nuove persone, un nuovo mondo da scoprire.
Tutto questo solo per poter scoprire tutte le cose belle della vita. Il paradiso non è qualcosa di bello? O almeno io l’ho sempre interpretato così: come il bello assoluto, la pace dei sensi, il nirvana, se vogliam metterlo su termini buddisti. Di conseguenza per me il paradiso deve esser così. E’ come se io fossi un libro, uno di quelli grandi, con un capitolo sempre nuovo e dove il suddetto protagonista (io) cresce in tutti i campi possibili al massimo delle sue capacità. Finito un capitolo, ecco che ne ricomincia uno nuovo e poi uno nuovo ancora ed poi ancora e ancora e ancora.
E’ un pensiero strano o folle, forse egocentrico, lo so benissimo, ma mi piace da morire poter pensare di ricominciare la vita ogni volta che voglio, come in un ciclo continuo, conoscendo un posto nuovo, persone nuove, storie nuove, sogni nuovi, lavori nuovi, società, etnie, culture e tecnologie sconosciute a me. Il tutto senza mai ripetere quello che ho già fatto, perché una cosa deve esser ben chiara: non voglio tornare indietro per correggere i miei errori. NO.
Voglio solo vivere tutte le esperienze possibili per capire il grande meccanismo della vita e dell’universo. Tutto qui.”

Dopo aver risposto premetti invio e dal nulla arrivarono tantissime persone che trovarono stupido, ingiusto, infantile, irrispettoso o strambo quel mio pensiero.
Ognuna di loro doveva per forza farmi cambiare idea o cercar di demolire il mio pensiero con frasi e dogmi fatti.
Sapete cosa ho fatto?
Me ne sono completamente sbattuto (questo slang giovanile non si confà al blog di un vecchio 21enne, vero?).
Dovevo cambiare una mia idea (per quanto possa esser pazza) solo perché non andava bene ad un po’ di persone? Da quando in qua tutti dobbiam avere lo stesso pensiero? Perché dobbiamo per forza seguir il gregge, che poi secondo me nemmeno esiste? Perché la gente si sente in dovere di far cambiare l’opinione altrui, solo perché quest’ultima è diversa da quella convenzionale?

Io per tutta la vita sono sempre stato, anzi mi son sempre sentito, “l’incatalogabile tra i catalogabili”.
E, strano ma vero, me ne sono accorto solo poco tempo fa, rileggendo questa domanda per caso.

Agli occhi di tutti era molto semplice catalogarmi, o quanto meno penso che così sia stato visto il loro modo di fare e dire…ma alla fine hanno fatto tutto tranne che quello.
Questo perché? Perché son sempre stato un bambino ed un ragazzo strano. E quando dico strano, intendo strano forte. A limite di poter essere l’aiutante sfigato ed assurdo del protagonista figo di qualche bellissimo film fantasy.
Con le mie idee, pensieri, paure e modi di fare totalmente strambi; ma a me andava benissimo così.
Agli altri, come quelle persone su Ask.Fm, no.

Sia alle elementari, che alle medie e poi alle superiori son sempre stato un caso a parte.
C’è questo, quello e poi Felice.
C’erano sempre dei gruppi e poi io. Quello strano.
Per fare degli esempi? Alle elementari vivevo benissimo la mia omosessualità, che per mia fortuna già conoscevo, loro però non concepivano perché lo dicessi con tanta calma e serenità. Oppure nell’età dell’ormone impazzito me ne strafregavo dell’amore e del sesso, per quelli della mia età era una cosa da stupidi. O quando dissi a tutti di aver creato una mia religione, cosa che loro non capivano per nulla. O tantissimi altri esempi che non sto qui a narrare sennò facciamo notte ed io sto studiando per l’esame di Giornalismo, perciò non posso perdere troppo tempo.
In tutti quei casi, io volente o nolente dovevo esser sempre allontanato o guardato male…semplicemente perché avevo idee, pensieri, sogni e modi di fare diversi da quelli degli altri.

E, solo oggi riflettendo bene e scrivendo questo, ho capito che tale cosa succede a tantissime persone sulla faccia della terra.
Si viene “banditi dal mondo”, in un certo senso, solo perché si è strani o si viene ritenuti tali.
E questa semplice condizione viene ancor ‘oggi ritenuta una cosa “brutta”, “malvagia”, “stupida”.

Bisogna esser per forza piccoli fogli, tutti uguali, in quel grande archivio che è la società.
Beh sapete che vi dico? NO.

La società è fantastica proprio perché nessuno è uguale ad un altro; ci possono esser persone che pensano le stesse cose o aver interessi comuni, ma non ci sarà mai nessuno uguale ad un altro.
Tutti noi siamo, agli occhi degli altri, “strani”.
E’ inutile che nella vostra testolina pensate di esser catalogati, carini, giusti al momento giusto, canonici, perfetti, ragionevoli e normali; mi dispiace dirvelo…NON lo siete. Siete strani, forse non per il vostro vicino di casa, per la vostra famiglia, per i vostri amici o per il vostro cane…ma per tante altre persone lo siete.
Di conseguenza smettetela di ficcarvi in stupidi personaggi che non siete voi e che vi vengono imposti dalla scuola, dallo stato, dalla religione di altri o dai ben pensanti. Tanto la vostra personalità, presto o tardi uscirà sempre allo scoperto.

Essere strani non è bello, ma è qualcosa che fa parte dell’animo umano in quanto dotato di intelletto.
Essere strani significa aver le palle di poter fare, essere e dire ciò che vuoi (nei limiti della legge ovviamente).
Formare un tuo pensiero critico e coerente con ciò che sei.
E questo, molto probabilmente e paradossalmente, è stato ciò che ha fatto la mia fortuna, coraggio e potenza. Perché ho capito questo molto prima degli altri.
E questa stessa cosa diventa anche la potenza, il coraggio e la fortuna di tantissime persone, che come me se ne accorgono prima o meglio ancora nascono con il programma “non-mi-fotte-niente-di-ciò-che-pensa-il-prossimo” attivato.
Esser strani e esser riconosciuti come tali è quel quid in più che fa sì che la tua personalità possa uscire al 100%. Ci porta ad essere migliori perché esprimiamo a pieno tutto quello che pensiamo e siamo. Ci porta ad essere più “belli”. Ci porta ad essere persone più vere, ma non con gli altri, con noi stessi, che è la cosa più importante.
Vogliamo pensare ad un modo diverso di intendere il paradiso? Vogliamo pensare all’amore in chiave diversa? Vogliamo avere un nostro concetto di vita? Vogliamo aver semplicemente delle “opinioni impopolari”? Vogliamo pensar a qualcosa in modo diverso da quello canonico?
Beh facciamolo.
E’ la stranezza di ognuno di noi, anche nelle piccole cose, che fa innamorare gli altri di noi.

Inizialmente, devo esser sincero, mi sentivo come un animale braccato per via di quella condizione “della catalogazione” che mi stava stretta e faceva male; ma allo stesso tempo mi sentivo, in un certo senso, più libero perché per gli altri doveva esserci una categoria per potermi schedare.
Di conseguenza ho iniziato a vedere le cose sotto un altro punto di vista ed ho capito di non esser mai stato in una categoria vera e propria, perché quella categoria non aveva un nome…se non il mio e non aveva altri componenti al di fuori di me.

Prima mi sentivo solo in mezzo a tutti.
Poi non essere, ma allo stesso tempo, essere.

Ed infine non essere ciò che volevano gli altri…ma rimanere, sempre, “Felice”.


P.S. Lo so, questo post sembra il monologo interiore di un personaggio qualsiasi di Glee, ma molto probabilmente la mia vita è così tanto da “telefilm di serie B”, che potrei benissimo ritagliarmi uno spazio in quello show. E perciò questo scritto ha senso di esistere.
Inoltre se qualche direttore o sceneggiatore TV ha bisogno di un bellissimo caso umano da mettere in uno telefilm, soprattutto Hereos Reborn, me lo faccia sapere commentando questo post ♥

Un pensiero su “L’incatalogabile tra i catalogabili.

  1. Eccomi di nuovo qui a commentare un altro tuo piccolo grande capolavoro…
    Molte persone non riescono ad accettare un’opinione che sia diversa dalla loro e nelle discussioni tendono sempre a convincerti che il mondo sia come loro lo vedono…beh, io credo che questa sia una grande cazzata (scusa il termine). Ognuno DEVE essere libero di esprimere ciò che è e ciò che pensa perchè è la diversità che ci rende unici e che crea quella vastità di opinioni, modi di pensare e punti di vista che rendono il mondo colorato e vario…altrimenti sarebbe tutto a tinta unita e, onestamente, molto ma molto noioso.
    Per quanto riguarda l’ “essere strani”, non credo sia un pensiero corretto: identificarsi come “strano” porta necessariamente a catalogarsi come tale e quindi fare qull’errore che tutti gli altri commettono: cioè etichettare…più che strano io direi “diverso”, il che implica essere ORIGINALI, unici nel proprio genere e quindi fieramente incatalogabili.
    Per finire questo commento alquanto noioso 😂 ti cito una frase bellissima della Gaia Scienza di Nietzsche che mi piace molto:
    “Originalità. Che cos’è l’originalità? Vedere qualcosa che non ha ancora un nome, che non può essere nominato, benchè sia dinanzi agli occhi di tutti. Stando alle abitudini degli uomini, soltanto il nome rende loro visibile una cosa. – Gli originali sono stati il più delle volte quelli che hanno dato loro i nomi.”

    PS: come al solito mi ritrovo pienamente in quello che hai scritto e ancora una volta sento di doverti dire che sei uno scrittore, una persona e un AMICO FANTASTICO! Ad maiora semper 😉
    PPS: ti voglio bene ghiro 😘

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